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Malessere e polemiche nel mondo cattolico foggiano / L’opera di San Pio caccia via 60 lavoratori extracomunitari

1 settembre 2010

Sono stati sgombrati dai Carabinieri. Il missionario scalabriniano padre Arcangelo: “È una vicenda assurda”. Murata la chiesa Oasi della Divina Misericordia. Scendono in campo i Fratelli della Stazione.

Oasi della Divina Misericordia. Una piccola chiesetta, quasi sconosciuta dai foggiani, ma non dai lavoratori immigrati, che da diversi anni nei pressi del piccolo tempio, ubicato in località Cicerone, a non molti chilometri dal capoluogo, e peraltro da tempo abbandonato, avevano costruito una tendopoli, in cui vivevano durante il loro lavoro stagionale, nei campi del Tavoliere.

Una scelta, quella di Cicerone, obbligata, non tanto perché si tratti di un posto particolarmente accogliente, ma – perché si trovi piuttosto vicino alle aziende agricole che si avvalgono della manodopera degli stagionali, che lo avevano eletto

quell’appezzamento di terreno come ‘casa’ d’appoggio.

Da ieri, però la zona è stata interdetta, la porta della chiesetta murata, come pure è stato murato l’ingresso ad un capannone che dava un riparo ai lavoratori, una sessantina in tutto, per la maggior parte in possesso di regolare permesso di soggiorno. È stato anche bloccato e murato il cancello d’accesso all’appezzamento, di proprietà privata.

A far sgombrare i lavoratori sono stati i Carabinieri, allertati da una denuncia dei proprietari del fondo, che non sono però dei proprietari qualsiasi. Si tratta, infatti, di un appezzamento di proprietà della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, l’opera voluta da San Pio da Pietrelcina che gestisce un ragguardevole patrimonio, oltre che naturalmente il grande ospedale della cittadina garganica.

Ed è per questo che la notizia ha destato sensazione, tanto da finire sul sito YouReporter.it. Quanti volessero leggere il servizio, firmato da Emiliano Moccia (direttore di Foglio di Via, il periodico foggiano dei Fratelli della Stazione, l’associazione cattolica che si occupa di assistenza ai migranti) e guardare il video che documenta le reazioni e la desolazione degli immigrati, dopo lo sgombero, possono accedere a questo indirizzo web.  

La notizia ha suscitato clamore anche perché il sito di Cicerone era da diversi anni utilizzato dagli stagionali addetti alla raccolta del pomodoro, tanto è vero che la Regione Puglia aveva provveduto alla installazione  anche quest’anno di cisterne d’acqua potabile e bagni chimici.

Come si è detto, i proprietari del terreno non si sono limitati a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per far sgomberare l’area, ma hanno anche praticamente inibito ogni possibilità di accesso, chiudendo gli ingressi all’appezzamento e al capannone, e murando la chiesetta dell’Oasi della Divina Misericordia, che per altro non era utilizzata dai lavoratori, tutti di fede musulmana, ma che, non foss’altro per il nome, aveva comunque un qualche valore simbolico.

Oltre che suscitare perplessità, la notizia ha anche provocato un certo malessere negli ambienti cattolici della città e della provincia, più vicini alle problematiche dei migranti, come, appunto i Fratelli della Stazione e gli Scalabriniani di Manfredonia.

Come si legge nell’articolo di Moccia pubblicato sul sito di YouReporter.It, a segnalare profonda preoccupazione per quanto sta accadendo è padre Arcangelo Maira, missionario scalabriniano, che è venuto a conoscenza dello sgombero nel corso del suo quotidiano giro per i “villaggi di cartone”, dove in capanne montate con materiali di recupero e tenute in piedi con lo spago vivono in precarie condizioni igienico-sanitarie i migranti stagionali.

Pare Arcangelo ha promosso questa esatte una importante iniziativa: organizza infatti campi di lavoro cui partecipano giovani volontari. L’iniziativa è emblematicamente intitolata “Io ci sto”. Ma, stando a quanto è accaduto, pare che non proprio tutti, ci stanno, ad affrontare la complessa problematica dell’emigrazione.

Padre Arcangelo stava accompagnando i giovani che partecipano al campo di lavoro quando ha saputo di quel che stava accadendo a Cicerone, e vi si è immediatamente recato: ma lo sgombero era già avvenuto.

Emiliano Moccia riporta alcune dichiarazioni di padre Arcangelo esprime un giudizio assolutamente negativo sull’episodio: “È assurdo quello sta succedendo. In questi posti i migranti stazionano da diversi anni. Alcuni di loro vivono qui anche d’inverno e non si sono mai verificati episodi negativi. Sono stati cacciati senza alcun preavviso, senza dar loro la possibilità di trovare un’altra soluzione. Per di più da un luogo che per tradizione e convenienza logistica è da sempre stato interessato al loro soggiorno. Lo sa bene anche la Regione Puglia che in collaborazione di Medici Senza Frontiere ha fatto installare anche quest’anno i bagni chimici e le cisterne d’acqua potabile”.

Secondo il missionario scalabriniano, “serve più dialogo fra le istituzioni per evitare che si ripetano situazioni di questo genere. Ma bisogna anche migliorare il livello di accoglienza di quanti vengono nella nostra terra per raccogliere i pomodori che arricchiscono la nostra economia. E poi, mi sembra anche chiaro che all’interno della stessa chiesa c’è ancora qualche diffidenza verso i migranti. lo dimostra questa chiesa chiusa”.

Padre Arcangelo è anche riuscito a contattare monsignor Michele Castoro,  vescovo della diocesi di San Giovanni Rotondo-Manfredonia-Vieste, e dunque competente sulla scelte della Casa Sollievo della Sofferenza. Il presule non sapeva nulla della cosa e, come afferma pare Arcangelo,  “è rimasto alquanto interdetto dopo che aver appreso di quello che stava avvenendo”.

Resta comunque il problema della sistemazione dei migranti. Come documentano le immagini che abbiamo tratto dal video pubblicato sul sito, ai margini di quello che era una volta un piccolo, ci sono tutte le loro robe. Materassi, televisori, cucine, vestiti, buste. Serpeggia la sfiducia, il malcontento. Padre Arcangelo e gli altri volontari del campo ‘Io Ci Sto’ hanno provato a contattare vari enti per trovare qualche soluzione. Ma – scrive il giornalista foggiano – non ci sono tende, non ci sono luoghi di accoglienza. Stanotte dormono sulle zolle dei terreni che circondano la struttura. Per fortuna siamo in estate, anche se le condizioni igienico-sanitarie restano molto precarie.

“Non rimane che aspettare – conclude Emiliano Moccia -. Intanto, dopo tanti anni la chiesa dell’Oasi della Divina Misericordia ha chiuso le porte. Speriamo non il suo cuore. “

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