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L’allarme di Michele Perrone: “Foggia in crisi nera, si cerca lavoro con le bombe”

2 settembre 2010

“Assurdo attaccarmi sui Prusst”. Il dissesto finanziario? “Sarebbe una mazzata per la città. Mai Foggia ha vissuto una crisi così nera. Adesso si mettono le bombe nel cantieri non per il pizzo, ma per ottenere un posto di lavoro.”

L’urbanistica – si sa – è da sempre il grande pomo della discordia sulla scena politica, culturale e civile di una città, come Foggia, che pur non presentando particolari problemi dal punto di vista corografico non è mai riuscita a crescere secondo le opportunità e le risorse che madre natura le ha elargito: il sorgere al centro della pianura più estesa dell’Italia peninsulare, per esempio, il trovarsi nel bel mezzo di una rete di grande via di comunicazione stradali, ferroviarie, aeree; il non presentare particolari vincoli, insomma, per una crescita ordinata, equilibrata, a misura d’uomo.

Il capoluogo dauno è però anche una città in cui il “mattone” ha scandito e scritto pagine, nel bene e nel male, molto importanti della sua storia sia economica che politica e civile. Senza che la classe politica e dirigente sia mai riuscita a trovare un equilibrio sulle scelte che riguardano gli assetti futuri della città, gli strumenti urbanistici con cui la classe dirigente è chiamata a disegnare l’avvenire: non soltanto in termini di case e palazzi, ma anche di servizi, di spazi attrezzati, di aree per il verde.

Per sua natura, l’urbanistica – al di là di quei tecnicismi che la rendono di difficile digestione per i non addetti ai lavori – dovrebbe essere terreno privilegiato di trasparenza e di partecipazione. Chi deve decidere del futuro di una comunità, se non i cittadini che la compongono? Nella realtà, è accaduto molto più spesso il contrario. Le scelte urbanistiche si sono spesso consumate all’interno delle stanze dei bottoni, senza il necessario respiro ed il necessario coinvolgimento, ed hanno finito con l’alimentare polemiche senza fine, quando non vere e proprie battaglie.

Come l’ultima, che contrappone il consigliere comunale Bruno Longo, già assessore all’epoca della maggioranza di centrodestra guidata da Paolo Agostinacchio, al sindaco di centrosinistra Gianni Mongelli, ingegnere, imprenditore ed esperto di questioni urbanistiche (in passato è stato presidente regionali degli edili aderenti a Confindustria). Una battaglia che l’ex assessore ha avviato a colpi di manifesti murali e proseguito in una durissima intervista rilasciata al Quotidiano.

Longo intreccia la crisi finanziaria in cui si dibatte il Comune di Foggia (e che, va comunque ricordato, Mongelli ha per intero ereditato dalle precedenti gestioni) con le scelte, o più precisamente, con le “propensioni” urbanistiche dell’amministrazione guidata dall’ingegnere. Mongelli ha detto in più occasioni che proprio dalla ripresa delle attività edilizia possono affluire alle casse comunali (si pensi solo al versamento degli oneri di urbanizzazione) un po’ di risorse finanziarie per dare una boccata d’ossigeno alle casse comunali, ormai praticamente esangui. Però Longo contesta questa tesi, accusando senza mezze misure il primo cittadino di aver voluto la manovra urbanistica per favorire imprenditori a lui vicini. E non è tutto, secondo Longo un’altra ragione per cui la civica amministrazione non intende affrontare la crisi finanziaria dichiarando il dissesto, è che vorrebbe avere le mani libere (ma c’è da rilevare in proposito che l’eventuale dichiarazioni di dissesto non priva affatto la giunta ed il consiglio comunale delle loro prerogative in materia urbanistica, comportando limitazioni soltanto sul versante delle scelte di bilancio) per proseguire nella manovra urbanistica che, a breve, prevede decisioni importanti sull’annosa questione dei Prusst e dei tratturi demaniali.

Tra i diversi nomi fatti da Bruno Longo c’è anche quello di Michele Perrone, decano dei costruttori foggiani, che avrebbe interessi notevoli proprio sul versante dei Prusst e dei tratturi, che riguardano lottizzazioni che dovrebbero avvenire nell’area di via Bari. Il Quotidiano di Foggia ha voluto sentirlo, per dare voce anche alle altre forze in campo.

Allora, don Michele, com’è che Bruno Longo ce l’ha tanto con lei?

“Non so cosa muova Longo contro Mongelli, certamente capisco che fa il suo mestiere d’oppositore, ma attaccarlo su questioni come i Prusst mi sembra veramente una forzatura.

Sappiamo tutti che la vicenda dei Prusst, tra l’altro in dirittura d’arrivo, dura da oltre undici anni: approvati durante la precedente amministrazione guidata da Ciliberti, da circa due anni si trovano al vaglio della Regione.

Ed ancora, con un assessore come la Barbanente, di indiscusso valore tecnico e di grande profilo morale, come si può venire a parlare di inciuci? Mi sembra che Longo eserciti la sua funzione di opposizione con un uso disinvolto della cultura del sospetto e dello scandalismo.”

Sta di fatto che con l’esecuzione dei Prusst, per l’edilizia di Foggia si apre la possibilità di realizzare consistenti volumetrie…

“Certo, ma non credo che costruire case, quando questo avviene nel rispetto della legalità, sia da considerarsi un crimine o chissà quale favore elargito dall’amministrazione comunale. Affermazioni come quelle riguardanti le mie proprietà fondiarie – che preciso ammontano a circa 25 ettari, e non 35 come afferma Longo, nell’area insistente lungo via Bari, lambita dai Prusst, la famosa Foggia 2, per intenderci, non implicano nessun risvolto losco. Sono un imprenditore edile, perché non dovrei usufruire delle opportunità costruttive che si presentano, per dei terreni che sono peraltro di proprietà di famiglia, anteriori all’inizio della mia attività imprenditoriale?

Tra l’altro, non mi sembra giusto, prendere di mira me sulla vicenda di Foggia 2, visto che non sono solo io ad usufruirne come costruttore, ma ci sono diversi altri colleghi interessati, che sviluppano ben più grandi volumetrie.”

Cosa pensa della crisi finanziaria che incombe sul Comune di Foggia e che potrebbe portare alla dichiarazione del dissesto finanziario, da parte del consiglio comunale?

Credo che la dichiarazione del dissesto, al di là di ogni considerazione di natura politica che lascio ad altri, porterebbe un tremendo contraccolpo alla già asfittica economia locale, per questo sono in linea con il sindaco Mongelli, che “eroicamente” sta cercando di evitarlo. Bisognerebbe cooperare un po’ tutti per scongiurare questo rischio, che si risolverebbe per Foggia in una ulteriore penalizzazione.

Lasciatevelo dire da un imprenditore che opera da oltre mezzo secolo in questa città: mai crisi economica è stata più nera. Dobbiamo tener presente che agli effetti del buco prodottosi nel bilancio comunale, e che impedisce al Comune quella capacità di spesa che in altri tempi ha dato un buon sostegno all’economia, si aggiungono quelli derivanti dalla crisi economia generale e dal grave retaggio del passato, dai problemi infrastrutturali e strutturali della città. Oggi, noi costruttori, dobbiamo fare i conti con una manodopera, non solo affamata di lavoro, ma anche cresciuta nei numeri. L’indice di disoccupazione sta galoppando, produce rabbia, frustrazione, disperazione: purtroppo tutti i nostri operai che lavoravano al nord, Firenze in testa, per la crisi che attraversa il Paese, sono rientrati a casa.

Oggi si arriva persino alle minacce, e alle bombe nei cantieri, non per il classico pizzo, ma per un posto di lavoro. Per questo dico senza mezzi termini che il dissesto finanziario porterebbe la città allo sfascio, la trasformerebbe in una autentica giungla, con drammatici problemi anche per questione riguarda la tensione sociale, che potrebbe diventare addirittura incontenibile.”

Che cosa significa fare l’imprenditore in una città come Foggia, in queste condizioni?

“Significa dover fare i conti quotidianamente con migliaia di problemi. Il mercato non è più come prima, sono più i problemi da dover affrontare che non i profitti. Se continuo è perché sono nato nei cantieri. Potrei anche lasciar perdere, non ho più, per mia fortuna, necessità economiche. Non sono pochi, tra familiari ed amici, quelli che mi domandano “macchi te lo fa fare!?” Non lo so, certe volte verrebbe veramente la tentazione di lasciar perdere tutto. Ma non ci riesco, Non sono uno che lascia perdere. E poi, non so restare in ozio. Per questo tiro avanti, tiro dritto. Ho una sola certezza: morirò lavorando.”

Luciano Ventura

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2 commenti leave one →
  1. Marco permalink
    3 settembre 2010 22:04

    Poverino Perrone, fa tanto per noi…. La corte dei conti Boccerà il comune per dissesto finanziario e manderà a casa tutti questi politici che stanno al comune!!! A questo Punto lo spero!!!!!!!

  2. 24 ottobre 2010 17:40

    era prevedibile….

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