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Migranti cacciati dall’opera di San Pio, le critiche di don Michele de Paolis

5 settembre 2010

Intanto i lavoratori hanno trovato una sistemazione alternativa: ma dista cinque chilometri dall’acqua e dai bagni chimici. Le considerazioni semiserie, ma amare, di Sandro Simone

Si è aperto uno spiraglio nell’amara vicenda dei sessanta immigrati extracomunitari sgombrati senza preavviso dalla società immobiliare Casa Sollievo della Sofferenza (l’opera voluta da San Pio di Pietrelcina) dagli immobili in cui vivevano, in località Cicerone, a qualche chilometro dal capoluogo dauno. I lavoratori hanno trovato riparo in un’altra masseria abbandonata, a qualche chilometro da Cicerone. Nel complesso, si tratta di una situazione logistica peggiore di quella precedente, in quanto risultano parecchio distanti le cisterne di acqua potabile ed i bagni chimici fatti installare dalla Regione a Cicerone, proprio perché questa località rappresentava da tempo un punto di ritrovo per diverse decine di stagionali addetti alla raccolta del pomodoro.

La società proprietaria degli immobili murati ha giustificato la decisione dello sgombero (eseguito dai Carabinieri) con il fatto che le strutture erano fatiscenti ma senza offrire alcun preavviso né ai migranti, né alla Regione Puglia, né tanto meno a Medici Senza Frontiere, che proprio per migliorare la condizione igienico-sanitaria degli ospiti avevano installato bagni chimici e cisterne d’acqua potabile.

E così, i migranti, aiutati da padre Arcangelo Maira, un missionario scalabriniano, ed i volontari del campo ‘Io C Sto’, hanno trovato alloggio in una struttura distante circa 5 Km dai bagni e dalle botti d’acqua. Del resto, era il punto più vicino, il solo a poter garantire un tetto, seppure precario ai migranti, di provenienza africana, e quasi tutti con regolare permesso di soggiorno.

Adesso padre Arcangelo, i suoi volontari ed ovviamente gli immigrati sperano che la Regione Puglia acceleri lo spostamento dei servizi dal vecchio sito al nuovo, in modo da agevolare in qualche modo le condizioni di vita dei migranti.

Com’era lecito prevedere, la vicenda ha scatenato parecchie reazioni sia nel mondo cattolico che nella società civile.

In un post pubblicato su Facebook, don Michele de Paolis, storica figura del mondo ecclesiale foggiano (è il promotore di Emmaus, e recentemente è stato pubblicato un libro che ricostruire la sua vita di “prete scomodo”, titola senza reticenze “La Casa Sollievo ha sfrattato gli immigrati”. ” Chiesa chiusa per i migranti”, scrive don Michele riferendosi al fatto che le operazioni di sgombero hanno anche comportato la muratura dell’accesso alla chiesa dell’Oasi della Divina Provvidenza.

Ricordando l’impegni profuso dalla Regione Puglia per dotare Cicerone di un minimo di strutture di accoglienza, il sacerdote salesiano prosegue: “Non è servito a nulla. Perché oggi, senza alcun tipo di preavviso, i migranti sono stati sbattuti fuori dal terreno. (La nota di don Michele è stata pubblicata prima che si sapesse della nuova sistemazione trovata dai lavoratori sfrattati, n.d.r.). Da stanotte, quindi, gli oltre sessanta migranti – quasi tutti con regolare permesso di soggiorno – non hanno più neanche un mezzo tetto sulla testa. A segnalare profonda preoccupazione per quanto sta accadendo è padre Arcangelo. che da Emmaus stava accompagnando i giovani che partecipano al campo di lavoro “Io ci sto”. “”Ahimé, – conclude amaramente don Michele – quanta diffidenza verso i migranti c’è ancora nella comunità cristiana! Lo dimostra questa chiesa dell’Oasi della Divina Misericordia, che, tradendo la sua identità, ha chiuso le porte a questi poveri fratelli.”

Sandro Simone, scrittore ed umorista foggiano, commenta la vicenda con il suo soliti piglio satirico, che strappano più amarezza che sorriso, in questa circostanza.

Simone offre dieci considerazioni “semiserie”, la prima delle quali riguarda un interrogativo che sono stati in molti a porsi, dopo aver appreso questa vicenda. Che penserebbe San Pio della decisione dei suoi confratelli? “Ho i miei dubbi – osserva Simone – che da lassù Padre Pio sia contento della Chiesa che gli hanno fatto con i muri verniciati in oro, ma su sta cosa degli immigrati sono quasi certo che si stia incazzando… e quelli che l’hanno conosciuto dicono che quando si incazzava faceva brutto…”

La seconda e la terza considerazione strizzano invece l’occhio all’attualità: “2. In tutta questa storia l’unico nella Chiesa ad aiutare i migranti è il missionari scalabriniano Padre Arcangelo Maira. Secondo me tra un po’ lo cacciano… Chissà se anche nella Chiesa ci sono i probiviri… 3. Cavolo, avevano anche avuto l’acqua dalla Regione Puglia. Per una volta che da Bari ci mandano qualcosa…”

La quarta è invece un vero e proprio sasso nell’acqua lanciato ad un certo tipo di informazione locale e non, sempre molto sussiegosa quando si tratta di dire le cose come stanno, anche quando queste cose possono far male: “La notizia è stata data da Frontiera Tv poi ne hanno parlato altre testate, alcuni giornalisti però sono limitati a parlare dello sgombero senza citare Casa Sollievo… vabbè, l’avranno dimenticato, non penserete mica che abbiano avuto paura di mettersi contro l’Ospedale di Padre Pio, quelli sono professionisti seri…”

Simone segue stigmatizzando la mancanza di reazione da parte dei settori politici della sinistra e la tiepida reazioni di alcuni ambienti ecclesiali: “Vada per i giornalisti… ma un intervento di Vendola, o di qualche politico locale? Magari di quelli che dicono di essere di sinistra? Tutti troppo occupati a organizzarsi per le primarie? Pare che all’udire la notizia anche il vescovo di San Giovanni-Manfredonia sia rimasto interdetto. Vabbè, sicuramente non è rimasto male quanto quei poveracci che sono stati buttati in mezzo alla strada…”

Infine, gli strali di Sandro Simone si appuntano direttamente a Casa Sollievo della Sofferenza, ed al suo atteggiamento: “Casa Sollievo dice che li ha cacciati per il loro bene, che poteva crollare tutto. E non facevano prima a dirglielo a voce piuttosto che fare tutta la trafila per far intervenire il tribunale e le forze dell’ordine? Chissà quanto tempo si sarà perso…”

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