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Dopo lo smacco della demolizione del ponte sul Cervaro / Il popolo di Facebook si mobilita per salvare la Masseria Pantano

7 settembre 2010

L’antica struttura è ormai assediata dalle case

Dopo la battaglia, purtroppo perduta, del ponte sul Cervaro della vecchia statale 16 (demolito per ragioni che nessuno è fino ad oggi riuscito a chiarire e spiegare fino in fondo) il popolo di Facebook si mobilita per difendere e possibilmente recuperare un altro pezzo importante della memoria cittadina: Masseria Pantano, i cui resti, ormai ubicati a fianco alle case, si trovano nei pressi di via Silvestri. Ad iniziativa di “Idee per Foggia”, da qualche giorno si sta sviluppando un interessante dibattito sull’opportunità di impedire la demolizione (che potrebbe essere prossima, visto che pare che i ruderi  dell’antica masseria insistano su un’area edificabile, e che sulla struttura non vi sarebbe alcun vincolo da parte della Sovrintendenza) di quel che resta dell’antica masseria, che secondo alcuni risalirebbe (ma non è così) addirittura al periodo fridericiano.

Ad avviare la campagna di mobilitazione è stato, come si è detto, l’utente Facebook “Idee per Foggia”, che ha raccolto l’appello di Alex De Muzio che chiede: “che si potrebbe fare di questa fantastica masseria federiciana? ormai è inglobata nel tessuto immobiliare. Troviamo una destinazione d’ uso. Non possiamo far demolire una delle poche testimonianze federiciane cittadine. Sveglia foggiani!”

L’appello ha suscitato la reazione immediata dello storico foggiano Carmine De Leo: “Leggo su facebook che ci si chiede cosa fare della Masseria Pantano, purtroppo non è di epoca federiciana, il palatium federiciano e poi angioino è più a sud-ovest del sito della masseria, sul terreno e dalle foto aeree si scorge,  e poi l’Università vi ha condotto pure dei saggi.”

A De Leo ha replicato Idee per Foggia: “Non ci sogniamo minimamente di mettere in dubbio l’autorità del Sig. De Leo in materia. Anzi cogliamo l’occasione per richiedergli maggiori ragguagli storici circa il sito segnalato dall’amico Alex De Muzio e la sua eventuale valenza storica. Detto questo rimane il quesito posto.”

De Leo ha raccolto l’invito, tornando sull’argomento: “in realtà la masseria insiste comunque su un’area di importanza archeologica e comunque andrebbe tutelata perché rappresenta un’architettura rurale ottocentesca abbastanza importante, vi sono le tracce di una piccola cappella, il pozzo, strutture ove si faceva il vino e l’olio, ecc.

Ma, purtroppo, essendo in zona probabilmente edificabile, farà una brutta fine.

Peggio per chi acquisterà i terreni in quella zona, perché l’area è quella di un antico laghetto (da cui il residui toponomastico Pantano o Spelonca da speco, perché i ruderi sembrano delle grotte), questo lago era alimentato da una sorgente del vicino Salice e dall’acqua piovana e forse anche da altri canali sotterranei.

Pertanto il terreno e tutta la zona sono molto umidi.”

Che la struttura meriti una tutela è confermato anche dalle belle foto che pubblichiamo in questa pagina, tratte dall’album di Idee per Foggia.

Il dibattito suscitato da Idee per Foggia ha raccolto risposte anche in ordine al quesito posto da De Muzio: ammesso che si riesca a scongiurare la scomparsa dell’antica masseria, che farne?

Mario Didi avanza una sua proposta: “dato che si trova vicino alla statale (la superstrada Foggia-Candela, n.d.r.) che ne pensate di un’ area per camperisti? con il verde che c’è…”. Giuseppe Ricciardi ricorre invece all’ironia: “Abbatterla… sai da noi è più semplice fare così altrimenti troppe noie per i nostri amministratori.”

L’artista Michele Sepalone ricorda invece “una splendida poesia di Raffaele Lepore che ho avuto l’onore di conoscere personalmente, ho recitato da protagonista in sue commedie teatrali dialettali e di condividerne l’amicizia.”

Si tratta della poesia che il grande poeta foggiano dedicò ad un pezzo importante della memoria storica cittadina, quasi un inno d’amore all’Arco San Michele. La poesia fu scritta da Lepore nel 1980 quando nessuno immaginava che l’arco di lì a vent’anni sarebbe stato abbattuto. “Quanti altri scempi (prima e dopo e non solo qui in città) – osserva Sepalone – sono stati perpetrati in nome del dio denaro?”

Nico Baratta avanza invece una proposta operativa: “Se tutte le persone taggate nella foto di Idee per Foggia, più quelle interessate a non far scomparire questa preziosa testimonianza, si unissero e aprissero un tavolo per un progetto, credo che qualcosa si riuscirebbe a fare.  Ci vuole volontà, senso civico e rispetto per una storia che ancora oggi ci regala tesori da rivalutare e utilizzarli per la nostra economia. Volontà, ragazzi!”

Un appello che sposiamo in pieno. La mobilitazione popolare che spesso lievita da Facebook dovrebbe trovare, poi, occasioni concrete di aggregazione, di partecipazione e di progetto.

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