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Foggia, città di tutti o città di furbi?

8 settembre 2010

La segnalazione di Cesare Rizzi su Facebook scatena il dibattito. Il malcostume dei manifesti funebri affissi dappertutto. Un esempio tra tantissimi in una città in cui il senso civico è completamente latitante. Ma non ci si può arrendere.

Cesare Rizzi è un amico del Quotidiano su Facebook, ma soprattutto è un attento osservatore della città, di questa Foggia alle cui brutture ci siamo ormai così tanto abituati da non farci più caso, da lasciare che ci scivolino addosso, senza pensare che invece se una città è brutta, è perché tradisce e svela i comportamenti, le cattive abitudini di quanti vi abitano, senza rispettarla, senza amarla.

Rizzi ha, come si dice nel gergo del sito di social networking più popolare, “taggato” il nostro giornale per segnalare un malcostume che abbruttisce la città: l’affissione indiscriminata dei manifesti mortuari, non soltanto al di fuori degli spazi consentiti, ma anche su manufatti pubblici come cabine telefoniche.

È un malvezzo che denota non soltanto uno scarso rispetto per il decoro della città, ma anche per gli stessi defunti, come documenta impietosamente la foto scattata da Rizzi, e che illustra la sua nota, particolarmente significativa.

“Con tutto il rispetto per i defunti e con tutto il sostegno che voglio dare a chi amministra questa città – scrive il nostro amico lettore -, vogliamo una volta per tutte dare un minimo contributo per migliorare questa città? Perché si accusa sempre il cittadino di mancanza di senso civico? Perché si consente di affiggere manifesti seppur funebri sui posti più disparati? Lo scempio che questa foto rappresenta, è la prova che in questa città, tutto è concesso e tutti si sentono padroni del bene pubblico. Ma non vedete quanto è brutto questo pezzo di città? Perché una tranquilla passeggiata per le vie del centro, deve trasformarsi in una triste riflessione? Mi chiedo: perché tutto ciò, non viene notato? perché non vengono perseguiti i responsabili (che sono facilmente identificabili)? Perché non si fa una specifica ordinanza che punisca i responsabili? e chiedo (agli amministratori della città): in cambio del sostegno, e dei sacrifici che chiederete ai cittadini, potete darci almeno l’entusiasmo e la voglia di amare questa città?”

L’appassionato appello di Cesari Rizzi si conclude con una considerazione ancora più amara. “Qualcuno ha detto che la città è di tutti, ma forse è proprio il contrario,

forse non ci appartiene e noi siamo solo i suoi ingrati ospiti.”

Parole sacrosante, quelle di Cesare, che ci sentiamo di condividere in tutto e per tutto, tranne che in quel passaggio dedicato al senso vicino dei cittadini. Purtroppo, che anche le imprese di pompe funebri denotino uno scarso senso civico, non basta ad assolvere i cittadini. La verità è che il male più profondo della città è proprio la carenza, se non proprio l’assenza, di senso civico, a tutti i livelli, e a trecentosessanta gradi.

Nello specifico problema sollevato dal nostro amico lettore, va detto che – per evidenti ragioni di urgenza e tempestività delle affissioni – le imprese di servizi destinati ai defunti sono autorizzate dal Comune ad affiggere in proprio i manifesti. In buona sostanza, non passano per l’ufficio affissioni. Ovviamente, questo non significa, però, che possano affiggere i manifesti dove gli pare e non significa neanche che il Comune, che dovrebbe essere il massimo garante e tutore del senso civico, non sia tenuto a vigilare e a controllare che nell’esperimento dei loro servizi le imprese non commettano abusi, e non imbrattino la città.

Purtroppo, il caso segnalato da Rizzi è uno dei tantissimi che ogni giorno si consumano sotto lo sguardo impotente dei cittadini, e a farne le spese sono maggiormente quei cittadini (per fortuna tantissimi) che cercano di rispettare le regole della civile convivenza, che ritengono che veramente la città è di tutti: è un bene comune che, come tale, va tutelato, rispettato, amato.

Scusate la banalità e la tautologia: la città dovrebbe essere dei cittadini, parola quest’ultima che non significa soltanto abitanti o residenti, ma qualcosa di più: la cittadinanza non è uno stato geografico, ma un assieme di diritti, di dover e di benefici.

Il brutto, anzi il peggio, è che a Foggia i cittadini che vogliono essere tali, che manifestano il loro senso civico, passano per fessi, con la conseguenza che la città – come denota giustamente Cesare Rizzi – non è più patrimonio di tutti, ma diventa appannaggio di pochi: dei più furbi, di quelli che non rispettano né le regole, né il bene comune.

Il problema è che soltanto una “città di tutti” può prosperare. Una “città di pochi” – ed è quanto sta accadendo a Foggia – è destinata fatalmente al declino.

Se tutti quando usano la “circolare” pagassero i biglietti, non avremmo un’azienda economicamente più florida e servizi migliori? Se gli automobilisti anziché parcheggiare in seconda o in terza fila, usassero i parcheggi a pagamento, non avremmo un traffico più scorrevole, ed una città più vivibile? Se truffare le assicurazioni non fosse uno sport di massa, non avremmo tariffe assicurative allineate con il resto d’Italia? Se il Comune avesse controllato che i lavori stradali venissero eseguiti a regola d’arte, e a prezzi non esorbitanti, non avremmo delle strade urbane più decenti? Se la città fosse stata percepita veramente come un bene di tutti,  Parco San Felice sarebbe stato ridotto alle condizioni di degrado in cui versa, per non parlare di tanti altri spazi verdi cittadini? Se i proprietari dei cani portassero le loro bestiole a fare i loro bisogni negli spazi consentiti, oppure si dotassero di palette e di buste, i marciapiedi cittadini non sarebbero più puliti e decorosi, mentre oggi sono un autentico letamaio?

L’elenco potrebbe continuare, e non basterebbero forse la pagine di un intero giornale per esaurirlo. La città sta vivendo una crisi senza precedenti e sul banco degli imputati c’è principalmente – e giustamente – una classe politica e dirigente che non ha saputo esercitare fino in fondo il suo ruolo, proprio perché non è riuscita ad interpretarlo nella sua accezione più semplice: governo del Comune, ovvero del bene comune. Ma siamo sicuri che un po’ di responsabilità non vada ascritta anche ai furbi, ai vandali, ai portoghesi di ogni ordine e grado.

Proprio Facebook, quotidianamente, denota che sono tantissimi i foggiani che non accettano più questo stato di cose, che vorrebbero cambiare – ma veramente – la loro città. Qualche nota positiva giunge anche dai consigli di circoscrizione, dai comitati di quartiere, da iniziative di partecipazione e di aggregazione.

Negli scorsi mesi abbiamo raccontante da queste colonne storie esemplari, come la rimozione dell’amianto da via Calmo, grazie all’impegno del Comitato di quartiere di Rione Biccari – 167, la mobilitazione per salvare il cine d’essai “Falso Movimento”, oppure l’importante iniziativa di “Un euro per Parco San Felice”, orientata a restituire, dal basso, al polmone verde cittadino, quello che i vandali hanno distrutto o deturpato. Lo stesso dibattito suscitato dalla nota di Cesare Rizzi, che documentiamo in altra parte della pagina, è un bell’esempio di riflessione comune, di desiderio di partecipazione.

Noi stiamo dalla parte di questa Foggia che non s’arrende al suo declino, che vorrebbe riprendere il cammino virtuoso verso il progresso civile. Ma temiamo che si tratterà di un’impresa titanica, ai limiti dell’impossibile.

Geppe Inserra

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3 commenti leave one →
  1. lo riso vincenzo permalink
    8 settembre 2010 23:13

    amici miei avete regione. Qua c’e’ gente incompatibile al consiglio comunale e malgrado questo LO TENGONO IN SELLA sia gli amici che gli avversari. E allora non ci meravigliamo piu’ di niente!

  2. Ottavio Casolaro permalink
    9 settembre 2010 11:18

    A titolo informativo…chi si trovasse a passare per Parma potrebbe pensare:” Ma in questa città non muore nessuno?:”
    Di fatti non c’è nessun manifesto per le strade che segnali il triste evento…il cittadino parmigiano ha la possibilità di utilizzare l’ultima pagina della Gazzetta di Parma per segnalare l’accaduto, l’eventuale messa, oppure semplicemnte per legarsi al dolore delle famiglie colpite. Ora, non credo che a Foggia possa avvenire una rivoluzione e cambiare questo folkloristico uso dei manifesti…però si potrebbe calcolare:
    1) quanto costa tutto il servizio fotografico a colori (Ora a Foggia va di moda il Calendario del defunto a 2 milioni di colori)
    2) quanta carta viene sprecata e non riciclata
    3) quanto inquinamento al livello di immagine della città dobbiamo subire giornalmente
    Quantificato questo…allora potremmo dire, non sono solo puliti questi parmigiani…ma sono soprattutto furbi!
    “Sentite condoglianze…”

  3. Cesare permalink
    17 settembre 2010 13:29

    Ad oggi, devo constatare che nulla è cambiato, anzi, i manifesti funebri, su quelle cabine, sono stati rinnovati…. (segno che la “vita” continua !

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