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La crisi della città, un declino diffuso ed inarrestabile / Foggiani cittadini? No. Indigeni.

15 settembre 2010

Foggia è sporca e brutta come non mai. Ma la colpa non è soltanto della classe politica. Sul banco degli imputati la mancanza di senso civico dei cittadini. Il racconto della Foggia sbagliata nelle immagini di Cesare Rizzi.

Foggia è sporca. Come non lo è mai stata. Nonostante tutti gli sforzi dell’ex amministratore unico ed ormai commissario liquidatore dell’Amica. Questa città sporca e triste, così come il declino irreversibile di quell’azienda per la pulizia e l’igiene della città che una volta ne era un fiore all’occhiello, sono il paradigma di un declino più complessivo, di un degrado che è ormai una deriva.

Negli scorsi giorni, abbiamo pubblicato l’interessante denuncia di Cesare Rizzi che da Facebook denunciava il malvezzo di alcune imprese funebri cittadine, che affiggono i manifesti mortuari sulle cabine telefoniche delle strade centrali, abbruttendo quello che dovrebbe essere il cuore pulsante della città, e rendendo un pessimo servigio alla memoria di quei defunti che i manifesti dovrebbero celebrare.

Ripresa dal Quotidiano di Foggia, quella segnalazione ha dato la stura a un dibattito intenso, che di seguito cercheremo di riassumere, ma il cui comune denominatore è uno, ed uno solo: Foggia è in crisi, d’accordo. Il Comune è sull’orlo del lastrico. Ma le responsabilità non solo soltanto della classe politica e dirigente. Sono anche dei cittadini, che a questo punto sarebbe meglio chiamare abitanti, residenti, anzi, lasciatecela passare, indigeni. Accidenti.

Indigeno è chi nasce in un posto e continua ad abitarci, senza averlo scelto. Così come abitanti e residenti sono termini che rinviano ad un concetto meramente spaziale, o se preferite geografico. Si sta in un posto. Vi si risiede. Vi si abita. Lo si subisce.

Essere cittadino è invece qualcosa di più complesso perché, quand’anche l’essere cittadino si limiti soltanto a votare chi deve governarci, implica una partecipazione – attiva o anche soltanto emotiva – al destino del posto in cui si risiede.

Il concetto di cittadinanza anticipa quello di senso civico, che possiamo definire come una partecipazione politica al destino della città. Attenzione: politica nel senso originale della parola che deriva da polis, ovvero città. Possedere senso civico significa, in definitiva, occuparsi della città, non esserne soltanto “indigeno” o “abitante”, ma farsene carico, prendersene cura. Come se fosse casa nostra, ma in questo caso il congiuntivo potrebbe essere ingannevole: perché la città è casa nostra.

LA CITTÀ È CASA NOSTRA

Torniamo a Foggia sporca e brutta. Cosa accade in una buona famiglia se, per avventura, com’è successo a Foggia con l’Amica, si ammala la mamma e non c’è chi può fare i servizi in casa? Che gli altri componenti della famiglia si danno da fare, e se proprio sono negati per i servizi domestici, almeno cercano di non sporcare.

Cosa succede invece a casa Foggia. La mamma sta male, ma quelli che vivono in quella casa se ne fregano. Sporcano come prima, più di prima. Il nostro giornale sta ospitando in questi giorni una profluvie di casi del genere. Esemplare quello denunciato qualche giorno fa, a proposito di Parco San Felice. Il polmone verde cittadino, soprattutto d’estate, è il giardino di “casa Foggia” e i giovani che lo frequentano hanno preso l’abitudine di festeggiare là, con gli amici, onomastici, compleanni e via discorrendo. Bello, se non  fosse che, finita la festa, nessuno si occupa di ripulire, e sul prato del “giardino di casa” rimane ogni sorta di immondizia: contenitori di plastica, bottiglie vuote, involucri, buste.

Cesare Rizzi da anni si dedica caparbiamente ad osservare la città, e macchina fotografica alla mano, a documentare la “Foggia sbagliata”, a denunciare quel che non va, i piccoli e grandi episodi che denotano il senso civico prossimo allo zero della cittadinanza foggiana.

Le foto che pubblichiamo in questa pagina sono tratte da questa sua ricerca, che denota un raro attaccamento alla città. L’ultimo scatto pubblicato è particolarmente significativo, e così pure l’amarissimo commento di Cesare. La fotografia è stata scattata a piazza Oberdan, recentemente rimessa a nuovo dalla civica amministrazione, che ha così restituito al sito il decoro che merita, non foss’altro che per il fatto che ospita la Curia arcivescovile e il Teatro comunale Giordano.

Quei rifiuti sparsi sul selciato non sono la conseguenza della crisi che colpisce l’azienda di nettezza urbana, ma dell’inciviltà di qualcuno che si è dato la pena di estrarre la busta dal contenitore dei rifiuti, per spargerne il contenuto a terra. “E va bene, avete vinto voi – commenta amaramente Rizzi -. Ora sono convinto, che non è una questione di servizi pubblici, di senso civico, di educazione. Non è un problema della dirigenza politica, non è questione di dissesto, non è inciviltà, non è vandalismo… La verità è che facite skif’…”

UNA CRISI SENZA FONDO

Cesare è una persona così squisita che dev’essergli costata, quella battuta in dialetto: una persona così squisita da precisare, nel corso dell’intenso dibattito che la pubblicazione della foto ha suscitato, di non aver dormito la notte, preso dal pensiero che gli amici del sito di social networking “taggati” nella foto potessero pensare di “centrare” qualcosa con la denuncia di Rizzi.

È un dibattito intenso ed anche significativo, che si consuma tra l’ironia di chi come Sergio S. inventa una storia ai limiti della fantascienza (“guardando questa foto si evince chiaramente che il netturbino incaricato di raccogliere la monnezza, mentre la stava estraendo dal contenitore all’uopo ivi collocato, ha avuto un collasso e gli è caduta in terra. Mentre lo portavano all’ospedale ha avvertito un suo collega di correre a completare il suo lavoro interrotto, ma nel frattempo sei passato tu con la tua dannata macchinetta, che così hai ripreso una situazione “del tutto eccezionale”… che mai si ripeterebbe!”) e chi invece avanza proposte concrete, nel senso di una partecipazione che la città può ritrovare soltanto dal basso. Come Gianni Occhiochiuso, sindacalista, che commenta: “forse dovremmo cominciare a pensare di organizzare delle azioni collettive di rieducazione al senso civico… che so… diamoci appuntamento una sera in un posto della città che dia garanzia di visibilità e ripuliamo aiuole, svuotiamo i cestini, raccogliamo bottiglie ecc… proviamo a ridestare dal coma le persone, i giovani di questa città… proviamoci…”

E c’è invece chi commenta la pesantissima accusa lanciata da Rizzi. “È proprio vero tutto quello che hai detto compreso che noi tutti facciamo schifo”, scrive Giuseppe R., ma qualche minuto dopo replica Filippo P.: “Io sono andato via prima di fare schifo!”

Andare via come antidoto. Ma è un rimedio peggiore del male: andare via equivale a fuggire, recidere quel po’ che resta della radici, in una città sempre più priva di memoria.

Va detto che non si tratta di un episodio isolato. Luigi Di Brisco invita “a fare due passi prudenti alla cosiddetta “Pantanella”: vetri a non finire in una zona da jogging e da sport, con strutture ormai spettro di ciò che dovevano essere. Soldi buttati e tanta, tanta volgare inciviltà dei figli di papà di una zona ricca, in cui anche il Comune fa la sua parte: due cestini piccoli per tutta l’area.”

Nico Baratta introduce un tema importante, quello della sostanziale “correità” di quanti pur essendo testimoni di episodi di vandalismo ed inciviltà come quello documentato da Rizzi, alzano le spalle, tacciono, non intervengono, o preferiscono dare la colpa alle bravate di ragazzi: “Ragazzini stupidi? e se fossero giovani cosiddetti “annoiati” che per rompere la routine quotidiana, si divertono a rompere ciò che non è animato. Mi duole affermare che molti di noi li vedono e non dicono nulla, per paura o per menefreghismo.”

A Baratta risponde una giovane cittadina, Argene, che a sua volta denuncia i rischi che corrono quanti vorrebbero intervenire: “molto spesso noi per primi non abbiamo il coraggio di affrontare chi ha comportamenti incivili in città. Spesso faccio notare ai ragazzi che “gli è per sbaglio caduto il pacchetto vuoto delle sigarette” e la risposta è di farmi i c…. miei. Così, quando sei stanca e demoralizzata lasci stare. Forse dovremmo insistere di più…. o siamo così pochi quelli civili che possiamo solo lamentarci su Facebook?”

Bell’interrogativo, quello posto da Argene. Questa città è rotolata così in basso che forse, il solo valore rimasto è la capacità di indignarsi. Almeno di non restare in silenzio di fronte al crescente squallore cui Foggia sembra essere condannata. Da Facebook emergono, per fortuna, i tratti di una Foggia che non ci sta, che grida la sua rabbia e il suo sconcerto. Non è tanto, ma non è neanche poco.

Bisogna ripartire da questo.

Geppe Inserra

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9 commenti leave one →
  1. MARIO DIDI permalink
    15 settembre 2010 19:15

    una citta sporca come i politici che se la sono venduta a BARI ..
    INCENERITORI.
    PANNELLI SOLARI AL GINO LISA ALTRO CHE SVILUPPO
    CEMENTO.
    QUESTA E”FOGGIA UN CESSO CREATO DALLA CLASSE POLITICA/INDUSTRIALI DI CAPITANTATA. UNO SCHIFO !!!

  2. quaratino permalink
    15 settembre 2010 23:15

    Siamo egoisti, infami, vigliacchi, arroganti , presuntuosi, siamo il peggio del peggio e ci meritiamo di essere quello che siamo………
    Foggia ora è l’inferno….comunque gli auguro buonafortuna…perchè dovrà pur cambiare un giorno…chissa quando…Foggiani siate umili….guardatevi dentro forse si crescerà…

  3. Marco Bonnì permalink
    16 settembre 2010 09:29

    se posso esprimere un opinione,dipende sempre dalle persone,posso esserci mille regole per rendere foggia più pulita,ma se ognuno nel suo piccolo non collabora,tutto ciò sarà inutile. Ho realizzato anch’io un articolo a riguardo dal titolo: foggia in un mare di rifiuti,indicando le piccole soluzioni al problema come le isole ecologiche.

  4. Mario permalink
    16 settembre 2010 15:32

    L’inciviltà dei foggiani cresce sempre di più, sono solpra tutto i ragazzi dai 12 ai 20 anni, il che mio preoccupa l’educazione che danno i genitori visto che alloro tempo hanno ricevuto un’educazione severa e giusta.

  5. angela tirelli permalink
    16 settembre 2010 16:05

    …..che dire…mi trova pienamente in accordo con lei per questo problema…il senso civico purtroppo non è una dote innata..dovrebbero insegnarcelo nelle famiglie e magari nelle scuole!!
    ….ma purtroppo non è così!!!!!!
    io abito in una zona periferica della città, e sono scanzalizzata da ciò che viene depositato accanto ai cassonetti della spazzatura, ogni giorno potrei arredarmi una casa, tra lavatrici, cucine, frigoriferi, plastica, cartoni, alberi interi….e cassonetti vuoti!!
    Sono amareggiata da questo atteggiamento, e diverse volte avrei voluto chiamare i viglili urbani, per far vedere cosa non solo le aziende qui intorno ma anche i cittadini comuni scaricano da queste parti non curanti del decoro delle strade……!!!
    Tra qualche mese nascerà mia figlia e sono molto dispiaciuta perchè nascerà in una città che non vuole assolutamente adeguarsi al sistema…dove purtroppo e dico purtroppo regna il menefreghismo e l’ ignoranza….se tutti facessimo quel poco che ci compete….sicuramente i nostri figli vivrebbero in una città migliore….e allora che dire: DIAMOCI DA FARE!

  6. Vincenza d'Antonio permalink
    16 settembre 2010 17:24

    Un rimedio forse o certamente ci sarebbe:mettere una guardia che facesse però il suo dovere cioè non avesse paura di fare le multe.Che dire poi del comportamento di chi è venuto in Italia perchè si può fare quello che si vuole senza incorrere in punizioni .Tra foggiani e stranieri povera Foggia è conciata male .Spesso si assiste ad uno spettacolo che fa ribollire il sangue ai pochi Foggiani rimasti: la ronda che se ne sta con le braccia in crociate e sorride ai misfatti di ogni genere che avvengono sotto i suoi occhi.Io abito al viale della stazione e sono un’insegnante in pensione.

  7. Avv. Maurizio Antonio Gargiulo permalink
    17 settembre 2010 09:21

    Non posso che sottolineare come l’articolo abbia centrato un nodo fondamentale dell’attuale situzione in cui Foggia è sprofondata.
    Sicuramente il dissesto economico del Comune favorisce il degrado urbano ma è altrettanto vero vedere ogni giorno una città incapace di dare segni di civiltà.
    Ragazzi e adulti che non amano nulla di ciò che devastano, come se la cosa non gli appartenesse, giustificando un atteggiamento comunque sbagliato a prescindere dalla sensazione percepita dagli stessi.
    Insomma se io vado a casa di una persona non devasto nulla pensando che tanto non è “cosa mia”. Anzi ci metto, se è il caso, più attenzione.
    Attenzione e cura che ovviamente metto anche nel caso contrario di propria appartenenza.
    E’ una questione di educazione e civiltà. Concetti che forse, ai ragazzi di oggi, sfuggono per loro colpa e per incapacità di chi li educa di inculcarli seriamente nelle loro teste.
    Il punto è che probabilmente i primi a sbagliare sono proprio i “cattivi” genitori che, chiaramente a questo punto, per non rimproverare atteggiamenti incivili dei figli non possono che eserne complici in altra maniera. E non mi si dica – in giustificazione – che non sanno o che non capiscono chi hanno di fronte. Sono i loro figli!
    Per fortuna però c’è una parte sana in tutte le fasce di età. C’è una parte che rispetta e se può contribuisce oltre il prorio dovere di cittadino.
    Senza entrare nei miei meriti personali ho visto persone scendere e pulire le strade sporche, raccogliendo a mano e con la scopa i rifiuti lasciati vicini ai cassonetti – sottolineo- vuoti.
    Concludo che le colpe non possono solo attribuirsi al Comune e all’Amica. Certo però fa rabbia leggere, da chi è attualmente responsabile, che “Foggia non è la Svizzera”, come a voler giustificare un livello qualitativo inferiore.
    Su questo non sono d’accordo assolutamente. Pago un servizio e sono un cittadino alla pari di quello svizzero. Perciò non mi voglia l’autore della citazione, ma se ci sono cattivi foggiani non si può punire tutti abbassando il livello qualitativo addirittura già dal concetto di base.
    Proviamo, almeno in teoria, a guardare in alto..poi ovvio la realtà dirà altro..ma almeno proviamoci tutti a dire che “si …può… fare” o volendo usare un espressione americana “yes, we can”…
    Avv. Maurizio Antonio Gargiulo

  8. iaxx permalink
    17 settembre 2010 17:13

    Fuggire non è una soluzione, è una scelta individuale fatta da un individuo.
    L’alternativa qual’è? Immolarsi e rimanere?
    Si può fare, ma purchè sia utile, altrimenti preferisco immolare solo le mie radici…è doloroso, ma almeno arrivo a fine mese, pago un mutuo, non rischio di prendere l’epatite respirando…
    …ci vuole anche umiltà e coraggio anche a riconoscersi incapaci di influenzare a sufficienza il sistema.
    Inoltre il senso civico e la generosità sono doni che si ricevono…noi cosa abbiamo ricevuto? Da dove dovrebbe nascere il senso civico, da sotto il cavolo? Gente abituata a vivere la vita come un gioco a somma zero, dove quello che hai, l’hai tolto a qualcuno. Finchè sono rimasto a Foggia, ho vissuto con questa concezione anche io, perchè l’ho subita quotidianamente.
    Da qui al menefreghismo e all’individualismo spinto, il passo è breve.

    Forse ho fatto il sociologo dei miei cosiddetti, ma non credo di essere lontano dalla verità

  9. maria teresa permalink
    19 settembre 2010 10:52

    E’, da tempo che penso la stessa cosa ogni giovedì che vengo a Foggia trovo un degrado ,spazzatura d ‘appertutto e ogni volta penso a Napoli ma noi stiamo peggio.Per me non è colpa dei cittadini ma dell ‘amministrazione . ci vorrebbero più bidoni e forse più personale e anche più informazione pubblicitaria che ci aiuti a capire come fare meglio per fare la differenziata,forse più aree ecologiche (che in verità non sò se ci sono?) e poi anche un pò di senso civico per i cittadini incomiciamo dalla scuola portando magari i raggazzi a fare dei picnic e insegnare loro di raccogliere il tutto, e un pò di volontariato fra i giovani perchè siamo ridotti proprio male,c’ è troppa sporcizia lungo le sdrade.Mi piace poter dire la mia grazie dell’ opportunità.Con questa occasione segnalo un’ area picnic molto bella a Casalnuovo Monterotaro denominata “LA CACCETTA”

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