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Edilizia in ginocchio, chiudono i cantieri, crolla l’occupazione

19 settembre 2010

Dopo l’agricoltura, la crisi colpisce l’altro comparto trainante dell’economia provinciale. Dati agghiaccianti: le ore lavorare calano del 10 per cento. La Feneal Uil accusa l’eccessivo ricorso agli appalti esterni. In calo anche il numero complessivo delle imprese e degli addetti.

Non bastava l’agricoltura, che dopo il crollo dei prezzi della scorsa primavera è adesso alle prese con l’insidiosa crisi del pomodoro. Adesso ci si mette anche l’altro tradizionale settore portante dell’economia nostra, il “mattone” a dare pesanti segnali di crisi. L’allarme è stato lanciata dalla Cassa Edile che ha di recente pubblicato i dati dell’osservatorio statistico relativamente ai primi mesi del 2010. E sono dati particolarmente gravi. Chiudono infatti i cantieri e di conseguenza crolla il numero delle ore lavorate. Va detto che non si tratta di dati inattesi, in quanto il notevole aumento fatto registrare nel ricordo alla cassa integrazione guadagni ordinaria lascia supporre un andamento critico del settore edile. Ma la cifre sono sicuramente più impressionante di quanto non si temesse.

Le ore lavorate sono circa 400mila in meno rispetto al 2009, con un calo pari al -10%. Il saldo è negativo anche per quanto riguardano i cantieri aperti: sono in tutto 3.112 nel I semestre 2010 rispetto ai 3.379 del II semestre 2009, che già aveva fatto registrare un calo rispetto al primo semestre dell’anno che aveva fatto registrare 3.438 cantieri aperti.

Gli ultimi anni avevano fatto registrare una certa ripresa nella dinamicità del settore. Il massimo di cantieri aperti si era raggiunto nel secondo semestre del 2008, con 3.451, mentre il dato fatto registrare dai primi mesi del 2010 assimilano la situazione attuale piuttosto a quella dell’inizio del 2007. La crisi si riflette anche sul numero totale delle imprese, che è in calo, e degli addetti, pure questi in fase calante.

CONFERMATE LE FOSCHE PREVISIONI DELL’ANCE

I dati confermano purtroppo le previsioni negative che erano state formulate dall’Ance, l’associazione di categoria degli imprenditori edili aderenti a Confindustria, che in un rapporto presentato qualche mese fa giudicava ancora lontani i segnali di effettiva ripresa nell’edilizia, rilevando nello stesso tempo una crescita del fabbisogno di case soprattutto per le fasce deboli. Per l’anno in corso, l’Ance aveva stimato un calo degli investimenti del 9,4% e una riduzione tra il 7,1% e il 3,9% (tenendo conto degli effetti del Piano Casa 2 del Governo).

Nonostante le statistiche dimostrino che a differenza di altri Paesi (come gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Spagna) in Italia non ci sia stata alcuna bolla immobiliare e che anzi il fabbisogno di nuove case sia di circa 350 mila unità abitative, il settore ha risentito in modo pesante degli effetti della crisi internazionale.

Del resto, quello dell’edilizia è settore che, tradizionalmente, risente molto della congiunture economiche generali sfavorevoli: se circola meno danaro, c’è minore propensione per gli investimenti pubblici, e c’è minore propensione per gli acquisti di immobili.

Il primo commento è giunto da Pasqualino Festa, segretario generale della Fenal Uil e vicepresidente della Cassa Edile: “Sono dati allarmanti, che danno l’idea di un settore in piena crisi. Al di là di quella che può essere una mera percezione, i numeri rilevano un momento di forte difficoltà, tanto per le imprese quanto per i lavoratori. Tanto nel 2009 quanto nel 2008, nonostante tutto, non siamo mai scesi sotto la soglia dei 3400 cantieri attivi. Oggi addirittura ci troviamo con più di 300 cantieri in meno, segno di un aggravamento della situazione che non si può più sottacere.”

Ma a che si deve questa situazione di crisi? Da un lato, come si è già detto, il settore sconta le conseguenze della minore propensione agli investimenti pubblici e della crisi economica generale. Ma nell’analisi sindacale c’è un elemento di novità.

LA RIPRESA? È ANCORA MOLTO LONTANA

Festa indica uno degli elementi che stanno mettendo in crisi il settore nel sempre maggiore ricorso agli appalti esterni da parte della pubblica amministrazione: il termine esterni sta a significare le gare per lavori pubblici che vengono aggiudicate ad imprese non locali, aspetto che lascia intravedere un ulteriore aspetto critico: le nostre imprese sono,m evidentemente, sempre meno competitive.

“Sono diminuiti gli investimenti, sono mancate progettualità – aggiunge il segretario delle Feneal Uil, rincarando la dose -, le infrastrutture sono ferme, i cantieri, laddove aprono, sono sempre gestiti da aziende esterne al territorio che preferiscono recuperare la manovalanza in altre zone d’Italia. Situazioni queste che abbiamo più volte denunciato, senza alcuna risposta.”

Il sindacato sollecita dunque una ripresa degli investimenti pubblici ma anche un rilancio del settore urbanistico. Sulla scarsa dinamicità del settore  grava tradizionalmente anche la scarsa disponibilità di aree edificatorie nei maggiori centri della provincia. Logico che l’attenzione del sindacato si incentri soprattutto sul comune capoluogo. La lettura della situazione e le aspettative di Pasqualino Festa sono, quanto a questo, assolutamente in linea con quelle espresse qualche giorno fa, in un’intervista pubblicata dal nostro giornale, dal decano dei costruttori edili foggiani, Michele Perrone. Ci si aspetta molto dagli interventi del Comune di Foggia.

“La nostra speranza, almeno per la città di Foggia, – conclude l’esponente sindacale della Uil – è che le nuove opere di urbanizzazione che il comune si appresta a varare diano un sospiro di sollievo al settore. Per il resto, crediamo che nuovi investimenti nelle opere infrastrutturali possano essere un buon viatico per le nostre aziende, che hanno dimostrato in questi anni un’alta professionalità. Ci auguriamo che il Governo nazionale, sempre pronto a sostenere le ragioni del Nord, si ricordi anche del nostro territorio. Le promesse di avvio di una nuova grande stagione di investimenti per il Sud sembrano essere cadute nel vuoto. I nostri lavoratori, però, attendono risposte. E con questa situazione ne hanno tutto il diritto”.

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