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Corso Garibaldi occupata da manifestanti incazzati e variopinti / Tricolore in piazza, ma la patria non c’entra

22 settembre 2010

Ma forse per risolvere i drammatici problemi del capoluogo dauno dovremmo effettivamente sentirci un po’ di più Fratelli d’Italia.

Per comprendere l’impressionante livello che ha raggiunto la tensione sociale cittadina, più che leggere i giornali, è sufficiente fare una passeggiata per le strade del centro cittadino, nel cuore della “city” cittadina compreso tra piazza XX settembre, sede della Provincia e corso Garibaldi, sede in rapida successione della Prefettura e di Palazzo di Città.

Qualche giorno fa, corso Garibaldi era piena di manifestanti, che loro malgrado componevano una tricromia dal valore simbolico particolarmente elevato. Divisi in gruppi. Ciascuno con le loro rivendicazioni da sostenere: un lavoro strappato via oppure un lavoro da migliorare. In verde quelli delle aziende appaltatrici dell’Amica, che ormai da tempo immemorabile stazionano davanti al Municipio. Nel frattempo, è stata messa in liquidazione anche l’ex azienda municipalizzata che una volta dava lavoro alle cooperative da cui dipendevano, in un circolo vizio di debiti e di fallimenti.

Poco più avanti, con magliette bianche indossate appositamente per la circostanza, i vigili urbani del capoluogo dauno, che erano in sciopero chiedendo di poter lavorare meglio e di essere maggiormente considerati da un’amministrazione comunale che pure ha inserito tra i suoi obiettivi programmatrici fondamentali la sicurezza della città.

Quindi, davanti alla Prefettura, i dipendenti della Croce Rossa rimasti senza lavoro per il mancato rinnovo di alcuni appalti che in precedenza facevano capo all’ente morale. Tre vertenze di differente derivazione e destinazione, il cui unico denominatore comune è probabilmente dato dalla crisi della finanza pubblica e di quella locale, in particolare. Il settore degli appalti pubblici è ormai governate da spinte al massimo ribasso, che accentuano la concorrenza tra le imprese, riducono i margini di profitto e non consentono più in nessun modo la tutela dei lavoratori locali. Nessuno calcola quanto costi, in termini sia sociali che puramente economico, la sempre più esasperata mobilità del lavoro, che sta sempre più diventando una merce.

Involontariamente, i vigili urbani con il loro bianco, quelli della Croce Rosso con le loro tute rosse, e gli ex dipendenti delle cooperative ecologiche con la loro verde, componevano lungo corso Garibaldi un bianco, rosso e verde che di patriottico aveva assai poco, e che piuttosto rimandava ai grandi problemi che il Bel Paese sta attraversando. C’è una stridente contraddizione tra l’amaro declino della città raccontato da quell’involontario tricolore e i valori simbolici di unità, di speranza di progresso, di solidarietà e di democrazia che sono racchiusi nella Bandiera.

Ma, forse, la sola possibilità di restituire un senso, un futuro a Foggia, passa proprio nella soluzione di questa contraddizione, nel suo superamento: dovremmo sentirci un po’ tutti, un po’ di più Fratelli d’Italia.

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