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Il Centro di Medicina Sociale sfrattato da via Arpi

14 ottobre 2010

I locali servono all’Università. Ma fa discutere la nuova sede: l’ex manicomio di via Lucera. Presa di posizione delle famiglie delle persone in trattamento.

La decisione era nell’aria da tempo: il Centro di Medicina sociale degli Ospedali Riuniti di Foggia era rimasto da qualche anno il solo “residuo” delle vecchie funzioni socio-sanitarie nel plesso di via Arpi che ospita la Facoltà di Lettere dell’Ateneo foggiano.

Erano rimasti in capo all’azienda sanitaria-ospedaliera soltanto i locali del Centro direttore dal dr. Mariano Loiacono, de di cui proprio qualche giorno fa il Quotidiano di Foggia ha parlato, per ricordarne la storia ed i successi purtroppo non sempre compresi dalle istituzioni sanitarie e dagli enti locali. Il Centro sta per ricevere lo sfratto dall’amministratore dell’azienda ospedaliero universitaria che ha “promesso” i locali all’Università. Mariano Loiacono, i suoi collaboratori ed i suoi assistiti dovrebbero trasferirsi in locali reperiti presso l’ex ospedale psichiatrico di via Lucera, e, messa in questi termini, la vicenda è abbastanza contraddittoria.

Loiacono cura i suoi pazienti (persone affette da disagi psichici o alcolismo) in modo, com,e dire, umanistico, senza somministrare psicofarmaci, ed in questo senso la convivenza tra il Centro e la Facoltà non sembrava impossibile, né, in passato, si sono mai verificati episodi di cattivo vicinato tra le due strutture.

Al centro della teoria di Loiacono vi è una forte critica ai metodi psichiatrici tradizionali, e l’altra contraddizione è che la struttura finisce proprio nel vecchio manicomio di via Lucera, con evidenti rischi per quanti lo frequentano.

C’è poi da non trascurare l’aspetto logistico: il Centro serve un’utenza che giunge praticamente da tutt’Italia (Viaggi della speranza alla rovescia, avevamo titolato il nostro articolo di qualche giorno fa), e la nuova collocazione è piuttosto decentrata.

Ce n’è abbastanza per dire, senza nulla voler togliere alle necessità della facoltà di lettere, che la decisione avrebbe potuto quanto meno essere più ponderata e più condivisa.

Intanto l’azienda ospedaliera rimedia una figuraccia a livello nazionale perché proprio qualche settimana va, precisamente il 23 settembre scorso, a seguito della risonanza nazionale ottenuta dal Convegno “Malattie psichiatriche del cervello: squilibrio chimico o disease monering” e degli autorevoli apprezzamenti sul “metodo alla salute” praticato nel Centro di Medicina Sociale, da parte dello scienziato statunitense prof. Fred Baughman, numerose famiglie, provenienti soprattutto dal centro-nord dell’Italia, hanno deciso di costituirsi nel Co.Na.P.I.T. (Comitato Nazionale Persone In Trattamento) per tutelare e diffondere il “metodo alla salute” del dr. Loiacono e per tutelare e far conoscere una struttura di eccellenza nazionale quale è il Centro di Medicina Sociale di Foggia. E non si sono fatte attendere le proteste delle famiglie.

“Purtroppo, siamo venuti a conoscenza, – affermano in un comunicato – con nostro grande sconcerto e apprensione, del fatto che l’Azienda “Ospedali Riuniti” di Foggia, pur essendo proprietaria dei locali, intende spostare il Centro di Medicina Sociale presso l’ex manicomio don Uva in via Lucera per soddisfare le richieste di locali da parte del Rettore dell’Università di Foggia. ”

Il Comitato esprime “un parere decisamente sfavorevole sia perché l’ex manicomio “Don Uva” è  una struttura privata e decentrata, sia perché la stessa risulta completamente inadatta a ospitare l’innovativa sperimentazione che da 34 anni il dr. Loiacono porta avanti con comprovati risultati per curare il “disagio diffuso” senza psicofarmaci, in alternativa proprio alla “psichiatria manicomiale e chimica” dominante. Per noi, il Centro di Medicina Sociale è stata l’unica soluzione che stiamo trovando col solo codice fiscale per i problemi dei nostri familiari, dopo aver vagabondato per anni in CIM, ospedali, cliniche private, case residenziali psichiatriche, professionisti privati, e dopo anni di pesante uso di psicofarmaci che hanno prodotto vistosi effetti collaterali.”

“Come mai a Foggia, patria di questo Centro d’eccellenza, – conclude il comitato – non si attiva un pubblico dibattito tra e con le istituzioni? Perché non si sfrutta questo innovativo know how, nato in una struttura pubblica del Sud, per brevettarlo e creare strutture di formazione per l’intera nazione? Perché non valorizzare l’interesse scientifico internazionale che da anni c’è verso il “metodo alla salute”? Perché non venire incontro a chi, come noi, viaggia per tanti chilometri per venire e soggiornare a Foggia? Siamo disponibili a scendere in campo nel vostro territorio e partecipare a dibattiti pubblici con gli amministratori e con il Rettore dell’Università e aiutarvi a preservare questa importante opportunità terapeutica che purtroppo non abbiamo vicino le nostre case.”

L.V.

 

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