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Bruno Longo attacca stampa e televisioni locali / Se i media rinunciano a formare l’opinione pubblica

31 ottobre 2010

Nel suo articolo di risposta a Pino Ficarelli, che è possibile leggere qui, il consigliere comunale Bruno Longo solleva alcuni interrogativi sullo stato dell’informazione locale cittadina che riteniamo meritevoli di alcune riflessioni. Più tecniche che politiche, in verità, perché la nostra impressione è che in questa città (ma non solo, purtroppo) il problema più grande dell’informazione stia proprio nella sua inadeguatezza tecnica.

Ci spieghiamo meglio. L’informazione locale dovrebbe prima di tutto servire quale strumento per la formazione di una “opinione pubblica” nella classica definizione che di essa ha dato Habermas: “un’opinione può chiamarsi pubblica nella misura in cui emerge allo stesso tempo dall’elemento pubblico interno di un’organizzazione di pubblico formato dai membri dell’organizzazione stessa e dalla dimensione pubblica che si crea nella discussione tra organizzazioni sociali e istituzioni dello Stato”.

L’opinione pubblica ha dunque la funzione primaria di creare un dibattito, un confronto tra i diversi attori della “sfera pubblica”. A noi pare che sia proprio questa funzione ad essere venuta meno nello scenario attuale dell’informazione, grande o piccola che sia.

Per l’informazione locale, esiste comunque un aggravante. Lo stesso Habermas sostiene che via via gli strumenti che creano l’opinione pubblica, o più precisamente consentono di formarsi, si sono indeboliti: quegli stessi strumenti, tra cui appunto l’informazione hanno tradito la loro finalità originaria (la formazione dell’opinione pubblica) per perseguire uno scopo di tutt’altro segno: la creazione e l’aggregazione del consenso.

Basta seguire una sera qualsiasi i telegiornali delle maggiori reti pubbliche e private, o i salotti televisivi per rendersi conto di quanto abbia ragione Habermas: il punto non è se quel telegiornale o quella trasmissione è di centrodestra o  di centrosinistra, né la questione si risolve garantendo, così come vorrebbe qualcuno, pari opportunità di accesso ai mezzi di comunicazione a tutti i partiti o gli schieramenti. Il vero problema è che questa televisione e questi giorni non riescono più a garantire la libera formazione dell’opinione pubblica.

La grande informazione ha dalla sua se non altro l’attenuante di essere secolare ad un sistema politico (di aggregazione del consenso) da tempo distorto e psicotico. Per l’informazione locale, invece, dovrebbe essere più semplice. Posso constatare di persona se una strada è dissestata, se un lampione è guasto o se un servizio pubblico non funziona, non c’è bisogno che “lo dica la televisione”, che dovrebbe piuttosto far da tramite tra quello che pensano e desiderano i cittadini e le pubbliche amministrazioni locali chiamati a rispondere a quei bisogni.

Non entriamo nel merito delle critiche formulate dal consigliere comunale Bruno Longo, ma comprendiamo il suo disagio e pensiamo che sia una critica di sistema.

A Foggia, le cose vanno peggio che altrove. Viviamo ormai  nell’epoca delle rete che è divenuta essa stessa comunicazione di massa. Esistono strumenti a iosa per informare sui fatti e raccogliere giudizi sui fatti stessi da parte dei destinatari dell’informazione relativa a quei fatti. Ma a Foggia vengono puntualmente disertati. Sono rarissime le redazione che hanno approfittato dell’opportunità offerta dalla rete e dagli strumenti di social networking per offrire a lettori e telespettatori la possibilità di commentare la notizie. Anche perché nella maggior parte delle ipotesi si parte non già dai fatti, ma dal giudizio che sui fatti esprimono i soggetti della politica. I giornali e i telegiornali sono più avari di fatti, e sempre più farciti di opinioni, dichiarazioni, esternazioni.

È esemplare proprio la discussione sulla crisi finanziaria che sta angustiando il Comune di Foggia: uno si aspetterebbe che vengano prima di tutto messi in circolo dati, numeri, e poi si affronti il problema delle eventuali responsabilità politiche. E che anziché parlarsi addosso, i consessi locali si rivolgono piuttosto ai cittadini per spiegare, ciascuno nella propria autonomia di giudizio, come stanno effettivamente le cose, più o meno come stanno facendo da qualche settimana, sulle colonne del Quotidiano di Foggia, il consigliere comunale Bruno Longo, Pino Ficarelli ed altri lettori che cercano di capire meglio quello che sta succedendo a Palazzo di Città. Nonostante il confronto sia ricco di aspetti polemici, è innegabile che il solo fatto di discutere, di confrontare le opinioni, stimoli un confronto più concreto e costruttivo, in cui si cerca di esprimono sì le proprie opinioni ma cercando di confortarle con  il costante riferimento ai fatti.

Luciano Ventura

 

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