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I temi più caldi del territorio e non

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  1. Avv. Maurizio Antonio Gargiulo permalink
    3 settembre 2010 18:14

    IL RANDAGISMO IN CITTA’ – UN FENOMENO IN PREOCCUPANTE ASCESA

    La presente al solo fine di segnalarvi come, di recente, il fenomeno randagismo in città stia raggiungendo dei livelli preoccupanti e come di fronte a tutto questo vi sia, come in altre cose, il totale disinteresse e/o totale incapacità delle autorità, pubbliche e preposte al controllo, a porre un freno a tale fenomeno.

    Nella zona della Macchia Gialla, in pieno Centro Storico, nelle zone del Villaggio Artigiano e persino davanti agli Ospedali Riuniti di Foggia, da diversi mesi girano branchi di cani randagi, di grossa taglia, che solo per caso o per fortuna, ad oggi, non si sono resi protagonisti di episodi di particolare gravità, per quanto noto.

    Sperando di non anticipare eventi negativi del genere, ritengo assurdo che in una città, che dovrebbe reputarsi civile, si possa assistere ad uno spettacolo del genere che mette in serio pericolo la sicurezza di tutti i cittadini ed in particolare delle categorie più deboli.

    E’ noto come il riunirsi in branco costituisca, per i cani randagi, un punto di forza che chiaramente fanno valere nel momento in cui la fame o la difesa del territorio prevalgono come istinto rispetto al quieto vivere. Da qui la pericolosità di tali aggregazioni.

    Non nascondo di temere per la mia incolumità personale e per quella delle persone a me care e non ritengo assolutamente giusto tutto questo, nonostante il mio amore per gli animali e per i cani in particolare.

    Il randagismo è sicuramente il risultato anche di una colpa sociale, dovuta al continuo abbandono degli animali da parte degli uomini e all’incapacità delle strutture pubbliche o private preposte ad ospitare bene, in tali occasioni, questi poveri animali abbandonati e lasciati al loro triste destino.

    Comprendo che stiamo vivendo in città un momento storico negativo dove ogni diritto trova nel bilancio negativo un muro quasi invalicabile ma è altrettanto vero che non è nemmeno accettabile vedere che un tale problema non sfiori nemmeno la voglia dei nostri politici o addetti ai lavori di affrontarlo con le forze a disposizione.

    Sia chiaro non si vuole ipotizzare, nemmeno alla lontana, l’abbattimento degli stessi come la soluzione al problema.

    Ma almeno il controllo delle nascite ed un monitoraggio degli stessi ( se non erro di competenza dell’ A.S.L.) al fine di non far aumentare il fenomeno in maniera esponenziale e di verificarne la loro potenziale pericolosità o non aggressività.

    Insomma da cittadino foggiano vorrei sentirmi più sicuro nell’attraversare le normali strade del mio quartiere o del centro storico, già di per sé arricchite da altre tipologie umane di pericolosità, meritevoli di un distinto ma energico “trattamento”.

    Sperando di poter dare, con questa lettera e da semplice cittadino, un input ad un intervento, che personalmente ritengo dovuto, da parte delle istituzioni locali competenti, mi auspico che su tale fenomeno non cada un silenzio d’indifferenza o di disinteresse dettato dal solo fatto di non essersi imbattuti nel problema o di sentirsi invulnerabili sotto questo aspetto (non ho paura dei cani dunque non mi riguarda, ad esempio!).

    Credetemi potrebbe essere solo una vana illusione quando ci si trova di fronte ad un branco di cani randagi un po’ arrabbiati.

    Avv. Maurizio Antonio Gargiulo

  2. Avv. Maurizio Antonio Gargiulo permalink
    5 ottobre 2010 09:24

    Continua la mia personale ( e isolata ahimè) opera di segnalazione sociale del fenomeno randagismo in città.
    Nulla è stato fatto dalle autorità pubbliche rispetto alla mia segnalazione e la cosa è visibile in quanto continuo a vedere nella mia zona gli stessi cani randagi indicati nel commento precedente. Ovviamente non mi stupisco! Non avevo alcuna speranza di merito. Ormai la fiducia verso le autorità pubbliche è pari a zero. Purtroppo le aggressioni incominciano anche a vedersi. Racconto l’episodio a cui ho assistito personalemente pochi giorni fà in piena piazzetta di Foggia alle ore 20:00 circa. Mentre passeggiavo con mia madre mi accorgevo della presenza di un barbone (noto in città) che era seduto in prossimità della banca ed era felicemente circondato dai suoi sei cani randagi, liberi e tutti di grossa taglia. Anche loro accucciati e apparentemente innocui. Davanti a noi 3 bambini, di 10 anni massimo, camminavano mano nella mano. Alla vista del barbone, spaventati, cambiavano (per fortuna) direzione, evitando di passargli davanti. A seguire anche il sottoscritto faceva ben attenzione a non passare di fronte al medesimo, nonostante vi fosse il marciapiede e ne avessi tutti i diritti. Mentre ero costretto ad attraversare la strada sento i cani abbaiare ferocemente e girandomi vedo che due dei sei cani si erano avventati contro una coppia di ragazzi adolescenti che, “imprudentemente”, avevano deciso di passare per quel marciapiede. Per fortuna i cani si sono limitati ad abbaiargli contro a distanza ravvicinata e non hanno morso, nonostante avessero circondato di fatto la coppia. Lo spavento per quei ragazzi è stato fortissimo, infatti si sono messi ad urlare e successivamenta ad inveire contro gli stessi. Ma la cosa che fa più rabbia è stato vedere quel barbone guardarsi tutto lo spettacolo dei suoi due fedeli cani randagi. Inerme e menefreghista assoluto di ciò che poteva capitare a quei ragazzi che hanno avuto la sola “colpa” di passargli davanti. Pur comprendendo che stiamo di fronte ad una persona che chiaramente è poco lucido e in stato di abbandono, non posso accettare che lo stesso continui ad avvalersi di “un’arma” così micidiale e che si continui in generale, in questa città, a chiudere gli occhi di fronte al fenomeno pericoloso del randagismo. Vedo “truppe” di militari e polizia/carabinieri camminare per il corso in cerca del marocchino o nigeriano di turno che “pacificamente” vende, con l’approvazione sociale, diciamolo pure, di gran parte della città, roba contraffatta. Invece di fronte a tali aggressioni nulla. Mai nessun intervento. Eppure era lì il barbone in pieno centro. E’ pazzesco. Ferisce più un dvd taroccato o un morso di cane mi chiedo? Non lo sò…a questo punto finsico per confondermi anch’io. Non ci resta, nel frattempo e in tale “confusione”, che attrezzarci, ad ogni uscita, con scaccia cani e tutto solo per tutelare la nostra incolumità. Viviamo in una città dove la legalità ha solo degli schemi prefissati e commerciali e questo dispiace molto a chi, come me, della legalità ha fatto una professione di vita.
    Avv. Maurizio Antonio Gargiulo

  3. Avv. Maurizio Antonio Gargiulo permalink
    10 novembre 2010 19:11

    Fenomeno randagismo in città:

    “diverse norme legislative disciplinano le competenze e le responsabilità
    della Regione, del Comune e dell’ASL come enti pubblici preposti al controllo del fenomeno”

    Da diverso tempo, come semplice cittadino, sto sollecitando, pubblicamente e grazie al Vostro interessamento, le autorità locali competenti a prendere seriamente in considerazione il crescente fenomeno del randagismo in città.

    Ad oggi sussistono diversi strumenti normativi che impongono alle autorità locali di controllare il fenomeno in questione, eppure nulla o quasi nulla sembra effettivamente, almeno per quanto visto in città, operativo sul territorio ( mi si corregga in caso contrario ! ).

    In particolare la “Legge 281 del 14 Agosto 1991” (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 30 agosto 1991, prevede per il “Trattamento dei cani e di altri animali di affezione”, all’art. 2, comma 1, che: “il controllo della popolazione dei cani e dei gatti mediante la limitazione della nascite viene effettuato, tenuto conto del progresso scientifico, presso i servizi veterinari delle unità sanitarie locali; mentre al comma 5 è previsto che: “i cani vaganti non tatuati catturati, nonchè i cani presso le strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, devono essere tatuati; se non reclamati entro il termine di sessanta giorni possono essere ceduti a privati che diano garanzie di buon trattamento o ad associazioni protezioniste, previo trattamento profilattico contro la rabbia, l’echinococcosi e altre malattie trasmissibili.”

    Due norme che richiamano, chiaramente, in materia di randagismo, le responsabilità dei servizi veterinari delle unità sanitarie locali. Ma andiamo avanti.

    All’art.3, invece, sono previste diverse disposizioni in merito alle competenze delle regioni: al comma 1 “le regioni disciplinano con propria legge, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’istituzione dell’anagrafe canina presso i comuni o le unita’ sanitarie locali nonche’ le modalita’ per l’iscrizione a tale anagrafe e per il rilascio al proprietario o al detentore della sigla di riconoscimento del cane, da imprimersi mediante tatuaggio indolore”; al comma 2 “le regioni provvedono a determinare, con propria legge, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per il risanamento dei canili comunali e la costruzione dei rifugi per i cani. Tali strutture devono garantire buone condizioni di vita per i cani e il rispetto delle norme igienico-sanitarie e sono sottoposte al controllo sanitario dei servizi veterinari delle unita’ sanitarie locali. La legge regionale determina altresì i criteri e le modalità per il riparto tra i comuni dei contributi per la realizzazione degli interventi di loro competenza”; al comma 3 “le regioni adottano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentite le associazioni animaliste, protezioniste e venatorie, che operano in ambito regionale, un programma di prevenzione al randagismo.”

    Sarebbe interessante sapere se ciò è mai avvenuto davvero o se si è smaterializzato nel corso degli anni.

    Un programma che dovrebbe/doveva prevedere, ai sensi del comma 4, iniziative d’informazione da svolgere anche in ambito scolastico, al fine di far conseguire un corretto rapporto di rispetto della vita animale e la difesa del suo habitat, corsi di aggiornamento o formazione per il personale delle regioni, degli enti locali e delle unita’ sanitarie locali addetto ai servizi di cui alla presente legge nonche’ per le guardie zoofile volontarie che collaborano con le unita’ sanitarie locali e con gli enti locali.

    Ovviamente sono richiamate, specificamente, anche le competenze dell’ente comune. L’Art. 4 prevede al comma 1 che: “i comuni, singoli o associati, e le comunita’ montane provvedono al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi dei contributi destinati a tale finalita’ dalla regione”; al comma 2: “i servizi comunali e i servizi veterinari delle unita’ sanitarie locali si attengono, nel trattamento degli animali, alle disposizioni di cui all’articolo 2.”. Qualcuno si ricorda o può dirmi che fine ha fatto il nostro canile municipale?

    Altra normativa rilevante, sempre in materia di randagismo, è stata poi dettata dal Decreto Ministeriale “norme in materia di affidamento dei cani randagi”pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 23 dicembre 1996.

    Si decreta all’art. 1 che “I cani randagi accalappiati devono essere ricoverati e trattenuti, fatto salvo quanto previsto dal comma 4, lettera b), per un periodo non inferiore a sessanta giorni, nei canili di cui ali articolo 4, comma 1, della legge n.281/91 ed essere sottoposti, a cura da Servizio Veterinario della Asl competente, a: osservazione, controllo sanitario e ai trattamenti profilattici previsti all’articolo 2, comma 5, della citata legge n.281/91; b. identificazione, registrazione e tatuaggio, quest’ultimo nel caso in cui l’animale ne sia sprovvisto; tali operazioni devono essere effettuate senza indugio e comunque prima di qualsiasi affido o spostamento degli animali.”

    All’art. 4 al comma 1 è previsto poi che: “Il servizio veterinario delle aziende sanitarie locali comunica, semestralmente, al servizio veterinario regionale: a. il numero di animali che sono stati tatuati; b. il numero degli animali affidati specificando gli affidi fatti a soggetti privati, alle associazioni iscritte nell’albo regionale di cui all’articolo 1, comma 3, nonchè gli affidi effettuati da tali associazioni a soggetti privati.”

    Ancora una volta vengono richiamate le responsabilità del Servizio Veterinario della A.S.L..

    E’ recentissima ( 27 ottobre 2010 ) poi la ratifica, da parte del Parlamento italiano, della “Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia”, la c.d. Costituzione degli animali, promulgata il lontano 13 novembre 1987 (ad oggi, infatti, manca solo la ratifica dei Paesi Bassi – siamo un po’ in ritardo miei cari politici – vergognatevi ! ).

    Al capitolo III sono previste, in particolare, delle misure complementari per gli animali randagi. L’art. 12, in tema di riduzione del numero di animali randagi, prevede per l’appunto che: “quando una Parte ritiene che il numero di animali randagi rappresenta un problema per detta Parte, essa deve adottare le misure legislative e/o amministrative necessarie a ridurre tale numero con metodi che non causino dolori, sofferenze o angosce che potrebbero essere evitate. a) Tali misure debbono comportare che: i) se questi animali debbono essere catturati, ciò sia fatto con il minimo di sofferenze fisiche e morali tenendo conto della natura dell’animale; ii) nel caso che gli animali catturati siano tenuti o uccisi, ciò sia fatto in conformità con i principi stabiliti dalla presente Convenzione. b) Le Parti si impegnano a prendere in considerazione: i) l’identificazione permanente di cani e gatti con mezzi adeguati che causino solo dolori, sofferenze o angosce di poco conto o passeggere, come il tatuaggio abbinato alla registrazione del numero e dei nominativi ed indirizzi dei proprietari; ii) di ridurre la riproduzione non pianificata dei cani e dei gatti col promuovere la loro sterilizzazione; iii) di incoraggiare le persone che rinvengono un cane o un gatto randagio, a segnalarlo all’Autorità competente.”

    Mi sono permesso di illustrare pubblicamente queste importanti norme non perché creda che chi di competenza non sia a conoscenza dei propri doveri legislativi, recenti e non, ma perché bisogna effettivamente adoperarsi, TUTTI (Regione, Comune e Asl), anche in questo momento storico negativo dettato da condizioni di difficoltà economiche e conseguenti ristrettezze di personale competente, per risolvere o arginare almeno un fenomeno che, basta guardarsi attorno, è in evidente e preoccupante ascesa.

    Avv. Maurizio Antonio Gargiulo

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